
La crescita di sinistri legati a eventi bellici al di fuori delle tradizionali aree ad alto rischio sta spingendo il mercato assicurativo marittimo a riconsiderare profondamente l’impostazione delle coperture. Il segnale arriva dal settore underwriting, dove si registra una crescente preoccupazione per un approccio ancora troppo legato al prezzo e poco attento alla reale estensione delle polizze.
Ben McKeith, senior underwriter del London P&I Club, ha spiegato a Insurance Business che il limite principale sta nel considerare il rischio guerra come una voce accessoria, attivata solo nei momenti di tensione geopolitica. “Fino a poco tempo fa, gli armatori non avevano valide ragioni per interrogarsi sulla portata della propria copertura guerra e quindi veniva trattata come un elemento secondario, fino al momento del rinnovo”.
Tuttavia, gli sviluppi recenti in Medio Oriente hanno riportato il tema al centro dell’attenzione, evidenziando quanto sia necessario un monitoraggio continuo e non episodico.
Il quadro operativo è mutato in modo significativo. Negli ultimi dodici mesi si sono registrati almeno sei sinistri legati a rischi guerra in aree non classificate come ad alto rischio, pur mantenendo connessioni con il conflitto tra Russia e Ucraina. Si tratta di un cambiamento sostanziale, che mette in discussione i criteri tradizionali di delimitazione geografica del rischio. Le minacce, infatti, non si concentrano più esclusivamente nelle zone ufficialmente designate, ma si manifestano lungo rotte considerate fino a poco tempo fa relativamente sicure.
McKeith richiama l’attenzione su episodi concreti che delineano questa evoluzione. “Abbiamo osservato casi di mine magnetiche applicate agli scafi che sono poi esplose al di fuori del Mar Nero, in particolare al largo della Turchia, nel Mediterraneo, al largo della Libia settentrionale e lungo la costa occidentale africana”, spiega il senior underwriter. In simili circostanze emerge un nodo critico: la possibile discontinuità tra diverse coperture assicurative attivate lungo la stessa rotta. “È essenziale che l’ambito delle coperture sia valutato con attenzione e che le diverse polizze siano coerenti tra loro, per evitare lacune”, aggiunge.
La guerra in Ucraina ha inoltre dimostrato come nuove tecnologie e tattiche — droni navali, mine alla deriva, attacchi missilistici — possano ampliare il raggio d’azione del rischio ben oltre le zone di esclusione formali. Parallelamente, le tensioni legate all’Iran continuano a incidere sulle rotte nel Golfo e nello Stretto di Hormuz, mentre molti armatori sottovalutano l’esposizione ritenendosi fuori dalle aree a rischio. Una valutazione che, secondo McKeith, è superata: “L’emergere di nuovi rischi impone una verifica più rigorosa dell’adeguatezza delle polizze”. Intanto, i premi diventano sempre più variabili e legati agli eventi, con condizioni ridefinite viaggio per viaggio, aumentando la complessità gestionale. Il tema si riflette anche sui rinnovi: “È necessario chiedersi già oggi cosa includa realmente la copertura guerra”, avverte McKeith, sottolineando che le tensioni in Medio Oriente rendono improbabile un ritorno a premi bassi nel breve termine. In questo contesto, la copertura dei rischi guerra assume un ruolo sempre più centrale nella strategia di gestione del rischio.