
L’Intelligenza Artificiale entra nel quotidiano sanitario degli italiani, tra curiosità, autonomia e rischi.
Secondo Salute Artificiale, studio curato da Antonio Preiti dell’Università di Firenze per Fondazione Italia in Salute e Fondazione Pensiero Solido, il 94,2% degli italiani cerca informazioni mediche online, il 42,8% usa già AI generativa e il 14,1% ha modificato terapie senza consultare il medico. “Questa ricerca guarda a sanità e intelligenza artificiale mettendo al centro le persone”, sottolinea Claudio Bassoli, presidente del Gruppo Innovation Services di Assolombarda. “L’AI è una grande opportunità ma va governata: abbiamo a disposizione dati senza precedenti che possono migliorare servizi, processi e il rapporto medico-paziente”.
L’indagine evidenzia un nuovo modello relazionale a tre attori: medico, paziente e digitale. L’85,7% consulta AI o web prima o dopo la visita, il 63,9% verifica diagnosi e terapie online e il 62,7% mette in dubbio le indicazioni ricevute. "I modelli linguistici sanno rassicurare e spiegare ma il loro vero potere e pericolo è dare le parole che volete sentire, non una diagnosi”, spiega Antonio Preiti.
I cosiddetti "ribelli silenziosi" modificano o interrompono terapie basandosi su informazioni online, fenomeno che, secondo Federico Gelli, presidente di Fondazione Italia in Salute, "il sistema sanitario non può più ignorare”. Antonio Palmieri, presidente di Fondazione Pensiero Solido, aggiunge: "L’AI generativa rischia di essere più seducente della capacità relazionale umana. Sta a noi non essere superati dall’empatia artificiale." Lo studio documenta un cambiamento profondo, con opportunità e sfide etiche, e conferma la necessità di guidare consapevolmente l’adozione dell’AI in sanità.