
Il rischio alluvionale negli Stati Uniti si sta trasformando in una crescente criticità finanziaria per governi statali e amministrazioni locali. A evidenziarlo è un’analisi pubblicata da Moody’s Ratings, che mette in luce il divario sempre più ampio tra esposizione ai danni da alluvione e copertura assicurativa disponibile a livello territoriale.
Lo studio, firmato da Jennifer Chang, Senior Vice-President for Sustainable Finance Credit di Moody’s Ratings, e da Firas Saleh, Director of North American Flood Models della stessa società, analizza l’esposizione residenziale alle inondazioni attraverso il modello Moody’s RMS US Inland Flood HD. L’indagine prende in considerazione diversi scenari, da un evento alluvionale con frequenza statistica di uno ogni cento anni fino a un episodio molto più severo, stimato in uno ogni cinquecento anni, includendo inoltre una proiezione al 2050 basata su uno scenario intermedio di emissioni.
Secondo l’analisi, l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi, unito allo sviluppo edilizio in aree vulnerabili e ai livelli ancora limitati di copertura assicurativa, sta aumentando la pressione creditizia sugli enti pubblici locali. Moody’s sottolinea infatti che l’attuale sistema di protezione assicurativa non cresce allo stesso ritmo del rischio climatico.
Nel caso di un’alluvione con frequenza centennale, le perdite residenziali potenzialmente non assicurate vengono stimate intorno ai 375 miliardi di dollari, con un protection gap pari al 65%. Pur registrandosi una certa esposizione in circa il 90% delle contee statunitensi, le concentrazioni più elevate di perdite non coperte, superiori ai 5 miliardi di dollari, risultano localizzate soprattutto in Florida, Louisiana, South Carolina e Texas.
Lo scenario diventa ancora più critico nel caso di un evento con frequenza di uno ogni cinquecento anni. In questa ipotesi, Moody’s calcola perdite non assicurate superiori a mille miliardi di dollari e un gap di protezione oltre il 70%, con l’estensione delle aree ad alta esposizione ad altri undici Stati oltre ai tradizionali territori costieri maggiormente vulnerabili.
L’analisi considera inoltre uno scenario climatico intermedio al 2050, mantenendo invariati sia i livelli di copertura assicurativa sia le difese idrauliche esistenti. In questo contesto, le perdite non assicurate aumenterebbero di circa il 25%, raggiungendo i 472 miliardi di dollari, mentre la diffusione geografica delle aree più esposte si allargherebbe ulteriormente, coinvolgendo anche il New Jersey.
Il report richiama infine l’attenzione sugli eventi di precipitazioni estreme registrati negli ultimi anni, che hanno dimostrato come le inondazioni possano superare le aspettative storiche e generare danni rilevanti anche in territori tradizionalmente considerati meno esposti.
Per Moody’s Ratings, la vulnerabilità finanziaria non dipende soltanto dalla percentuale di mancata copertura assicurativa, ma soprattutto dall’entità assoluta delle perdite e dalla capacità delle amministrazioni locali di assorbire gli shock attraverso riserve, sostegno federale, indennizzi assicurativi e solidità dei sistemi di governance. Uno scenario che, secondo l’agenzia, potrebbe tradursi in una pressione crescente sui bilanci pubblici locali se non verranno rafforzati gli investimenti in resilienza e diffusione delle coperture assicurative.