
L’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran sta producendo effetti immediati e profondi sul mercato globale delle assicurazioni marittime, mettendo sotto tensione anche un pilastro storico come Lloyd’s of London.
La chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico mondiale, ha bloccato centinaia di navi e costretto armatori e assicuratori a confrontarsi con un livello di rischio senza precedenti recenti.
Secondo quanto riferisce Insurance Business, le stime degli operatori indicano che sono circa mille le imbarcazioni attualmente ferme nell’area, tra petroliere, navi per il trasporto di gas e container.
Il dato più preoccupante riguarda però la sicurezza: tra l’inizio delle ostilità e la scorsa settimana si sono registrati almeno 23 attacchi, inclusi episodi con danni limitati e “near miss” (mancato incidente), con un bilancio che conta anche alcune vittime tra gli equipaggi.
La reazione politica si intreccia con quella del mercato, mentre sul fronte assicurativo l’impatto è già evidente nei numeri.
I premi per le coperture guerra sono aumentati in modo repentino, passando in pochi giorni da livelli prossimi allo 0,25% del valore della nave a una forbice compresa tra il 3,5% e il 7,5%. Un incremento che riflette non solo il rischio percepito, ma anche l’incertezza operativa che grava sugli assicuratori e sui broker attivi nel mercato londinese. Nonostante ciò, la capacità assicurativa resta formalmente disponibile, anche se la domanda per transitare nello stretto si è drasticamente ridotta. Richard Meade, editor-in-chief di Lloyd’s List Intelligence, segnala un accumulo di rischio nell’area ormai difficilmente sostenibile, con attacchi non sempre mirati e caratterizzati da un’elevata imprevedibilità. Una valutazione condivisa anche dal settore dello shipping: Silke Lehmköster, fleet managing director di Hapag-Lloyd, indica come condizione essenziale per la ripresa dei transiti la fine dell’escalation militare, che al momento appare lontana.
Il nodo centrale resta la natura del rischio, più complessa rispetto alla pirateria e priva di contromisure efficaci. David Appleton, dirigente di Nautilus International, evidenzia l’inadeguatezza delle tradizionali misure di sicurezza in un contesto dominato da droni e sistemi senza equipaggio. La crisi si estende così oltre il comparto assicurativo, incidendo sulle catene di approvvigionamento globali e rallentando il flusso di energia e merci. In questo quadro, il governo britannico mantiene una linea prudente, puntando a una rapida de-escalation per ristabilire condizioni operative sostenibili.