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Spending review: professionisti in rivolta

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Venerdì, 7 Dicembre, 2012 - 12:24
Autore: Araldo

Anche l’Epap, l’Ente di previdenza di Geologi, Chimici, Attuari, Agronomi e Forestali, reagisce alla sentenza del Consiglio di Stato che di fatto ha stabilito, ribaltando precedenti sentenze del Tar del Lazio, che le Casse di previdenza privatizzate devono essere classificate come pubbliche amministrazioni secondo l’elenco compilato ogni anno dall’Istat, con tutto quello che ne consegue a cominciare dall’inclusione delle Casse stesse nei provvedimenti della cosiddetta spending review. 

“A ragionare secondo qualsivoglia logica o scuola di pensiero – ha commentato il presidente dell’Epap Arcangelo Pirrello -  lo stato di soggetto privato (pur nella funzione pubblica), proprio degli enti di previdenza dei liberi professionisti, non può essere messo in dubbio. Gli enti di previdenza dei liberi professionisti - definiti appunto in due grandi categorie, "privatizzati" (perché nel 1995 è avvenuto il passaggio da pubblico a privato) e "privati" (come nel caso di Epap, perché così' sono nati nel 1996) - servono per dare le private pensioni pagate con i privati contributi versati dai privati liberi professionisti; e questi enti privatizzati o privati pagano le tasse come e più dei privati contribuenti. Non basta, lo status di "privato con funzione pubblica" è stato sentenziato dalla corte di Cassazione a sezioni riunite, mentre il TAR Lazio ha sentenziato per ben due volte che, in quanto privati, gli enti di previdenza  (privati o privatizzati) non devono essere inseriti tra gli enti pubblici dell'elenco Istat”.

L’inclusione nell’elenco Istat comporta per le Casse una limitazione nella loro autonomia finanziaria e gestionale. Le amministrazioni pubbliche concorrono infatti al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica definiti in ambito nazionale in coerenza con le procedure e i criteri stabiliti dall'Unione europea. Agli istituti previdenziali compresi nell'elenco fanno riferimento tutte le misure che il governo ha varato per attuare i tagli della spending review: in particolare quelli sulle spese intermedie (beni e servizi), per cui sono state imposte riduzioni lineari del 5 e del 10%. I risparmi così ottenuti andranno versati su un apposito conto dello Stato. “La questione – ha osservato a questo proposito Pirrello – non è di poco conto. In questo modo gli Enti privati non hanno i vantaggi degli Enti pubblici (ad esempio i trasferimenti che sono riservati all'Inps), mentre ne hanno gli svantaggi in termini appesantimenti burocratici”.

“Quelli della spending review – ha affermato il presidente dell’Epap - sono balzelli impropri o extra: dobbiamo dare allo Stato risparmi che sono di legittima e assoluta proprietà degli iscritti e che semmai dovrebbero tornare agli iscritti sotto forma di servizi o di incremento di montante. E invece no, i soldi di proprietà degli iscritti e risparmiati dagli Enti devono essere incamerati dallo Stato. E senza nemmeno la parvenza di una tassa speciale, o di una patrimoniale. Continueremo la nostra battaglia in tutte le sedi di giustizia internazionali”.

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