
L’amministrazione statunitense sta esplorando l’ipotesi di legare la protezione navale nello Stretto di Hormuz a un programma assicurativo gestito dal governo, secondo fonti vicine alle discussioni.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, le navi commerciali che desiderano transitare sotto scorta della US Navy dovrebbero acquistre una copertura assicurativa tramite la Development Finance Corporation (DFC), l’agenzia governativa statunitense per gli investimenti internazionali.
Il piano della DFC, annunciato di recente, mira a fornire fino a 20 miliardi di dollari in riassicurazione per sostenere le navi che transiteranno nello Stretto, combinando la copertura assicurativa con la scorta militare.
Fonti del mercato assicurativo indicano che sotto il modello discusso le navi sarebbero obbligate a stipulare assicurazioni per scafo, macchinari e carico esclusivamente tramite il programma DFC, in collaborazione con Chubb e, in fase preliminare, con AIG. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dai mercati assicurativi commerciali, ma permangono dubbi sulla fattibilità operativa e sul coinvolgimento effettivo della Marina statunitense.
La situazione attuale evidenzia un paradosso: i premi offerti dai fornitori commerciali per transiti non scortati oscillano tra il 3 e il 5 per cento del valore della nave. Un tanker dal valore di 100 milioni di dollari pagherebbe quindi circa 3-5 milioni di dollari per la copertura, riflettendo la valutazione del rischio di una perdita totale stimata in una nave ogni venti. Tuttavia, la maggior parte degli armatori ha rifiutato tali polizze, scoraggiati dalle minacce iraniane e dal rischio concreto di attacchi con droni, missili o imbarcazioni veloci cariche di esplosivi.
Al momento non si può sapere se la scorta navale potrà essere un deterrente efficace o al contrario, attirerà attenzioni indesiderate.
La DFC ha dichiarato che il suo programma assicurativo “proteggerebbe le navi che transitano nello Stretto di Hormuz sotto scorta navale statunitense, se e quando tali scorte saranno effettivamente disponibili”. Al momento, né il Dipartimento della Difesa né il Central Command hanno confermato se la scorta sarà vincolata all’acquisto della polizza DFC, lasciando aperti dubbi sull’effettiva implementazione del modello.
L’iniziativa, se realizzata, rappresenterebbe un tentativo senza precedenti di combinare intervento militare e gestione assicurativa governativa per proteggere un passaggio strategico cruciale per il commercio globale.