Unimpresa
Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 sono destinate a generare un impatto economico complessivo di 6,1 miliardi di euro, con effetti che si distribuiranno ben oltre la durata dell'evento sportivo. Lo rivela un'analisi del Centro studi di Unimpresa, che scompone questa cifra in quattro componenti principali: 1,1 miliardi di spesa turistica diretta durante i Giochi, 1,4 miliardi di turismo indotto nei ventiquattro mesi successivi, 3,2 miliardi di legacy infrastrutturale valorizzata e 400 milioni di effetti indotti netti.
Se l’Italia uscisse già nel 2026 dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, sulla base dei risultati di bilancio 2025 e di una decisione favorevole della Commissione europea, nel biennio 2026-2027 si libererebbero o verrebbero messi al riparo circa 6,4 miliardi di euro, tra minori oneri finanziari e costi potenziali evitati, senza alcun allentamento automatico dei vincoli di spesa previsti dalle nuove regole fiscali europee.
Una guerra dei dazi tra Unione europea e Stati Uniti, scatenata dalla disputa sulla Groenlandia, potrebbe tradursi in un impatto concreto e non trascurabile per l’export italiano verso il mercato americano, con una contrazione stimata tra il 3% e l’8% nel 2026 in caso di ritorsioni tariffarie incrociate.
Nel 2025 la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane accelera, raggiungendo 6.148 miliardi di euro, con un incremento di 266,6 miliardi rispetto al 2024, pari a +4,5%. Il dato emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa su dati della Banca d’Italia e segnala non solo un aumento del risparmio, ma anche una sua progressiva ricomposizione verso strumenti più remunerativi e diversificati. I conti correnti restano centrali, salendo a 1.140,9 miliardi, ma diminuisce leggermente la loro incidenza sul totale, mentre i depositi scendono a 432,5 miliardi, confermando il disimpegno dagli strumenti meno performanti.
Dopo una lunga stagione fatta di scossoni e incertezze, qualcosa si muove sul fronte dei risparmi degli italiani. Pandemie, caro energia e un’inflazione arrivata a superare il 10% avevano eroso certezze e portafogli. Ora, però, i numeri raccontano una storia un po’ diversa. Secondo il Centro studi di Unimpresa, tra ottobre 2024 e ottobre 2025 la liquidità detenuta da famiglie e imprese è tornata a crescere, passando da 1.988,6 a 2.046,5 miliardi di euro. Quasi 58 miliardi in più, pari a un +2,9%, spinti soprattutto dai conti correnti, che segnano un balzo di 60 miliardi, e dai pronti contro termine, in aumento del 16%.
Secondo uno studio del Centro studi di Unimpresa, l’insicurezza urbana, economica e digitale genera un costo complessivo superiore ai 25 miliardi di euro l’anno, pari all’1,2% del Pil nazionale.
In Italia si fanno sempre meno figli e non è solo una questione di scelte personali, ma di sistema. Lo dimostra il dato impietoso del 2023: 379.000 nascite, il minimo storico dall’Unità d’Italia. Un numero che non è solo un campanello d’allarme sociale, ma una vera e propria minaccia alla tenuta economica del Paese.
Con un deficit sceso al 3,4% del PIL nel 2024 e un saldo primario tornato in attivo (+0,4%), l’Italia sta mostrando segnali concreti di un consolidamento fiscale che potrebbe presto farla uscire dalla procedura di deficit eccessivo dell’Unione Europea.
L’escalation militare scatenata dall’attacco statunitense a tre siti nucleari in Iran e dalla risposta immediata di Teheran contro Israele non è solo una nuova crisi geopolitica, ma una bomba a orologeria per l’economia italiana.
Nel 2024 le imprese italiane hanno dovuto affrontare il costo dell’energia elettrica più alto tra i grandi Paesi europei: una media di 109 euro per megawattora, a fronte dei 78 euro della Germania, 63 della Spagna e 58 della Francia. Un divario che, rispetto a Parigi, raggiunge un preoccupante +47%, penalizzando in particolare i settori energivori come grande distribuzione, ristorazione e turismo.
L’economia italiana avanza, ma a fatica: secondo il Centro Studi di Unimpresa, il PIL nel 2025 crescerà tra lo 0,7% e lo 0,9%, un ritmo troppo lento per recuperare il terreno perso negli ultimi anni. L’inflazione, scesa all’1,3%, non basta a restituire alle famiglie il potere d’acquisto eroso durante la crisi. I salari aumentano del 3,1%, ma il divario con l’inflazione cumulata degli ultimi due anni rimane ampio, lasciando i lavoratori ancora indietro rispetto ai livelli pre-pandemici.
Nel 2024, il credito alle imprese italiane ha subito una contrazione significativa di 18,85 miliardi di euro, passando da 617,8 miliardi a 598,9 miliardi.
Le piccole e medie imprese che integreranno l'intelligenza artificiale nei loro processi potrebbero vedere un aumento dei ricavi annui tra il 10% e il 20% nei prossimi cinque anni. È quanto emerge da uno studio del Centro studi di Unimpresa rilanciato da Radiocor.
Tra il 2021 e il 2024, l’aumento vertiginoso dei costi energetici ha colpito duramente le famiglie e, in misura maggiore, le piccole e medie imprese (PMI). Secondo un report del centro studi di Unimpresa, i costi dei carburanti, spinti dalle tensioni internazionali e dall’incertezza economica, hanno subito rincari significativi che potrebbero continuare anche nel 2025.
Tra i cinque principali paesi europei, l’Italia ha il dato peggiore per quanto riguarda l’evasione dell’Iva. Nonostante i progressi registrati nel 2022, con una riduzione del gap Iva dal 21,5% del 2021 al 10,8%, il divario rimane il più alto rispetto a Germania, Francia, Spagna e Olanda.