Cyber Risk
Il broker assicurativo internazionale Howden ha raggiunto l’intesa per acquisire Safeonline, broker con sede nella City di Londra, coverholder dei Lloyd’s e componente del network Brokerslink, specializzato in cyber risk e nuove tecnologie.
Secondo un nuovo rapporto di Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS), Managing The Impact Of Increasing Interconnectivity - Trends In Cyber Risk (Gestire l’impatto della crescente interconnettività - Tendenze nei rischi informatici) gli attacchi esterni alle imprese comportano le perdite più costose per le polizze cyber, ma sono gli errori dei dipendenti e i problemi tecnici che generano il numero maggiore di sinistri.
LINK Underwriting Agency, agenzia della Lloyd’s Insurance Company con autonomie di sottoscrizione e gestione dei sinistri, e WIN - Wholesale Insurtech Network, broker grossista focalizzato sulla distribuzione di prodotti Property e Liability dedicati alle PMI, hanno siglato un accordo distributivo per la vendita e distribuzione di prodotti nell’ambito RC professionale, Cyber Risk e Tutela Legale per aziende e professionisti.
L'86% dei professionisti nel settore ritiene che la frequenza degli attacchi cyber aumenterà a seguito del COVID-19, per il 54% sarà invece la severità degli attacchi a crescere. È quanto emerge dal sondaggio “Cyber Risk Outlook 2020”, condotto su circa 1.000 intervistati da Willis Re, divisione riassicurativa di Willis Towers Watson, società leader mondiale di consulenza, brokeraggio e soluzioni (ri)assicurative (NASDAQ:WLTW).
Nuovo salto in avanti dei cyber criminali sempre più esigenti. Ormai siamo arrivati alla richiesta di tre riscatti sui caso di ransomware.
Quando si tratta di sfruttare i trend digitali per sottrarre informazioni o per compromettere i dispositivi degli utenti, i cyber criminali sono sempre attenti, creativi e al passo con i tempi.
Le potenzialità dei cyber risk sono talmente elevate che le capacità del settore assicurativo potrebbero non bastare per garantire una tutela adeguata.
È ormai da circa 20 anni che gli attacchi cyber registrano tassi di crescita annuale in doppia cifra e il 2020, contraddistinto dalla pandemia, non potrà che registrare un ulteriore incremento. Moltissime aziende, di fronte all’improvvisa situazione di lockdown si sono ritrovate a dover implementare in fretta e furia tutti gli strumenti necessari per attivare lo smart working.
È in corso un massiccio attacco cyber che prende di mira i dispositivi di accesso remoto e i servizi VPN. È quanto affermano gli esperti di cyber security del CSIRT-Italia.
Era difficile da immaginare solo un anno fa quello che sarebbe successo nel 2020, ma ora che stiamo cominciando a fare i conti con l’eredità lasciata dalla pandemia ci accorgiamo, ad esempio, che è cambiato il nostro modo di vivere e lavorare, forse per sempre e con il procrastinarsi del distanziamento sociale, i costi sono sempre più consistenti.
Si va sempre più affermando tra i gruppi di criminali cyber specializzati in ransomware la strategia della doppia estorsione, attraverso la realizzazione di siti di data leak, dove caricare e diffondere documenti sensibili delle aziende vittime che non vogliono pagare le richieste di riscatto per ottenere un Decryptor.
I clienti delle piattaforme di streaming sono diventati un boccone ricercato dagli hacker che riservano ai clienti di Netflix le maggiori attenzioni.
Nel corso del 2019 si è registrato un incremento dell’83% delle notifiche di sinistri cyber standalone nella regione Continental Europe.
La transizione repentina di molte aziende al remote working e l’esigenza improvvisa di gestire gran parte delle attività a distanza, a seguito dell’emergenza Covid, ha spostato di fatto in modo massiccio operazioni e processi in ambito digitale e fatto emergere nuove vulnerabilità in un brevissimo lasso di tempo. Si tratta di cambiamenti che avrebbero richiesto anni per essere implementati correttamente all’interno delle aziende, ma che hanno fatto irruzione senza possibilità di scelta e molto spesso senza un adeguato piano operativo, aprendo di conseguenza nuovi scenari di rischio.
Una larga maggioranza di cittadini americani che ha iniziato a lavorare in smart working a causa della pandemia non è per nulla preoccupata dagli attacchi cyber, anche se il rischio è decisamente superiore rispetto al lavoro in ufficio. E’ quanto afferma un report di Chubb che ha voluto esaminare come gli americani hanno trasformato le proprie case in postazioni di lavoro durante il lockdown. Oltre 1.200 i cittadini di età compresa tra 20 e 65 anni coinvolti nello studio.